La pianta del pomodoro

La fortuna del pomo d’oro, dagli Aztechi al Mezzogiorno

Oggi il pomodoro è il re dell’orto italiano e uno dei prodotti più presenti sulle nostre tavole, ma la storia racconta di un’introduzione poco fortunata. L’odierno termine inglese “tomato” deriva dall’azteco “xitomatl” e in effetti la pianta del pomodoro è originaria del Perù e del Messico. Quando nel 1540 quest’ortaggio appartenente alla famiglia delle Solanaceae fu introdotto in Europa dal condottiero spagnolo Hernán Cortés l’avvio non fu esaltante per via dell’areale in cui fu inizialmente coltivato e per il sospetto di velenosità con cui fu guardato. La fortuna del pomo d’oro, come lo definì il botanico Pietro Andrea Mattioli, cambiò quando il Re Sole lo elesse a suo ortaggio preferito e quando fu introdotto massicciamente nel Mezzogiorno d’Italia: il clima meridionale favorì lo sviluppo di frutti più grandi e più rossi. Il viraggio dal colore dorato al rosso si ebbe in agro di Nocera a cavallo tra 600 e 700.

Mille e una varietà

Oggi ogni orto che si rispetti ospita almeno una delle oltre 300 cultivar italiane. Alcune varietà sono state ibridate e quindi sono andate perdute nel corso dei secoli, altre resistono bene. Si differenziano essenzialmente per portamento della pianta, per colore e dimensioni della bacca, per l’utilizzo che ne facciamo (da insalata, da conserva, da essiccamento). Se alcune varietà hanno andamento cespuglioso, altre necessitano di sostegni per svilupparsi in altezza e possono raggiungere i due metri. Quanto alla colorazione, i pomodori possono essere arancioni o neri, giallo pallido o rosso acceso. E poi naturalmente le dimensioni e le forme sono le più disparate: si va dal piccolo pachino all’enorme cuore di bue, dai pomodori sferici a quellli allungati, dai pomodori costoluti a quelli a forma di cuore o pera. Varia anche la consistenza della polpa, così come da cultivar a cultivar varia lo spessore della buccia.

Preparazione del terreno

Adatta anche alle metrature ridotte, la pianta del pomodoro cresce bene al Sud e Centro Italia per via del clima favorevole e in genere non tollera temperature inferiori ai 4 °C. Per una crescita ottimale della pianta ti consiglio la coltivazione in un terreno lievemente acido, di medio impasto, sufficientemente drenato e ricco di calcio, mentre dovresti evitare i terreni eccessivamente compatti e poveri di nutrimenti. Ad ogni modo, la pianta di pomodoro non richiede particolari esigenze e si caratterizza per una discreta resistenza. Un’ottimale preparazione del terreno deve prevedere un’aratura profonda circa 50 cm, operazione che dovresti effettuare l’estate precedente all’impianto. Nei mesi successivi provvederai alla concimazione. Somministrerai il concime per pomodoro. Una settimana prima della semina è consigliabile una zappatura che affini la superficie ed elimini le infestanti.

Semina e trapianto

La pianta del pomodoro si semina solitamente da marzo a maggio, ma è possibile anticipare in presenza di una serra. In ambiente caldo il seme germoglia nell’arco di una settimana, mentre per la crescita sono necessari almeno 10-13 gradi. Quando viene raggiunto lo stato di prefioritura (altezza della piantina di circa 30 cm) puoi passare al trapianto, sempre che le temperature non siano severe. Il sesto d’impianto dipende dal portamento della cultivar: per solito i pomodori da orto presentano uno sviluppo indeterminato (andamento verticale), quindi effettuerai le postarelle secondo l’impianto 50×70 cm. D’altra parte, per le piante ad andamento orizzontale dovrai provvedere a un impianto 70×120 cm.

Annaffiatura e cimatura

L’annaffiatura non è indispensabile se la terra è fresca, ma in caso di siccità dovresti annaffiare fino alla maturazione dei frutti. In genere è sufficiente un litro d’acqua ogni metro quadro (una o due volte la settimana), ammesso che non piova. Nei primi stadi di crescita potresti sarchiare il terreno, mentre prima della raccolta potrebbe rivelarsi utile il diserbo. Se disponi di un orto dalle metrature ridotte potresti pensare di effettuare un intervento di pacciamatura onde evitare problemi di marciume. Uno degli interventi più comuni resta l’eliminazione dei cacchi e dei polloni, cioè i getti non fruttiferi: la potatura va praticata all’altezza dell’ascella delle foglie (cacchi) e alla base della pianta (polloni). Meglio evitare questa cimatura se coltivi varietà a crescita determinata.

Malattie del pomodoro

Se le tue piante di pomodoro vengono attaccate da malattie fungine dovresti evitare di farne compost organico e provvedere ad allontanarle. La peronospora è una delle malattie più comuni e si manifesta con l’ingiallimento delle foglie: la poltiglia bordolese è la soluzione migliore. È indicato invece un trattamento a base di rame per l’alternaria, che ingiallisce le foglie e successivamente fa marcire i frutti. Lo stesso rame può contrastare la batteriosi, che si manifesta con un arresto della crescita. Se i tuoi pomodori vengono colpiti da fusarium vanno invece eliminati onde evitare che la malattia si trasmetta alle piante contigue. La carenza d’acqua può causare il marciume apicale (noterai una macchia nera sui pomodori), lo scatolamento (il frutto è molle al tatto), ma anche l’interruzione della produzione di licopene. Una pioggia intensa, successiva a un periodo di siccità con conseguente ispessimento della buccia, può spaccare i pomodori.

  Peronospora

Marciume apicale